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TERME TAMERICI

Lo Stabilimento Termale Terme Tamerici prende il nome dalla Tamarix Gallica, il florido albero la cui presenza a Montecatini è segnalata fin dal XIV secolo. La sorgente, scoperta nel 1843 e proprietà della famiglia Schimtz, ebbe grande fortuna fino a che, nel 1897, fu affidata dalla famiglia al consorzio privato denominato Società delle Nuove Terme di Montecatini, nato per iniziativa dell’onorevole Pietro Baragiola. Nel 1909, lo stabilimento fu ricostruito su progetto degli architetti Giulio Bernardini e Ugo Giusti, che con sincretismo stilistico conferirono le attuali forme agli edifci. Degno di nota è l’apporto di Galileo Chini, i cui pannelli in ceramica del 1910 sono visibili ancora oggi nella splendida sala mescita. L’edificio è circondato da un ampio parco, dove troneggiano le ninfe bronzee di Mario Rutelli e, ancora in bronzo, il puttino ed il ranocchio che lancia uno zampillo d’acqua svettanti sulla splendida vasca marmorea neoquattrocentesca opera di Raffaello Romanelli, divenuta icona dello stabilimento. La mostra multimediale Kandinsky – Color Experience rinnova la vocazione dello stabilimento ad ospitare rassegne d’arte, inaugurata con l’esposizione permanente di belle arti promossa nel 1909 dall’onorevole Baragiola.

SALA GALILEO CHINI

In occasione della mostra Kandinsky – Color Experience, le Terme di Montecatini aprono al pubblico il famoso Salone di mescita, la sala realizzata nel 1910 per lo stabilimento delle Tamerici da Galileo Chini, noto pittore, scultore, decoratore e ceramista pioniere del liberty in Italia.
Alle Terme Tamerici Chini realizzò mirabili affreschi, vetrate, ceramiche, lucernari, pavimenti e pannelli in maiolica policroma a lustro di gusto esotico e di una brillantezza strabiliante, privilegiando elementi simbolici quali pesci, scarabei, uccelli dalle piume variopinte e draghi-basilischi. La decorazione del Salone di mescita delle acque si caratterizza, in particolare, per l’andamento geometrico degli elementi decorativi, per i due banchi in grès smaltato sorretti da busti di leoni stilizzati e per i pannelli in maiolica raffiguranti due putti reggifestone. La lucentezza delle ceramiche richiama la brillantezza dell’acqua e i suoi poteri purificanti e metamorfici, facendo sì che lo spazio, così riccamente decorato, dialogasse con la funzione dello stabilimento termale, in cui per l’appunto si entrava per godere dei poteri curativi dell’acqua.